Le nostre storie

Ecco le nostre storie, quelle che abbiamo deciso di raccontare e condividere con voi ecc...

Ho incontrato Aldo, per la prima volta, in un congresso di oncologia. Dopo alcune relazioni di dotti scienziati che riferivano in tono monocorde le meraviglie della medicina che trionfa, fu data la parola a un ingegnere, presidente dell’associazione Bianco Airone Pazienti onlus. Esordì pacatamente: “Sono un paziente DOC…”. Poi, mentre raccontava, iniziò ad animarsi, a muoversi, il suo tono di voce variava, aumentava, incalzava. Le sue immagini, proiettate sul grande schermo, erano provocatorie.
Convincente l’ingegnere! Non si trattava di un paziente che raccontava la sua battaglia, ma di un malato che raccoglieva le pene di tutti quelli come lui e che chiedeva (pretendeva) di stare insieme agli operatori, per lavorare alla pari su obiettivi comuni.

Caro Aldo, come promesso, continueremo il tuo lavoro.

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http://www.oncologiabiellese.org/wp-content/uploads/2014/12/8-Ricordo_di_Aldo_Sardoni.pdf

Alice è una ragazzina di 11 anni, la sua mamma si ammala e le dice di avere un polipo che deve operare, è certa che ce la farà anche se è maligno....
La paura della bambina, le emozioni ed i sentimenti che la turbano trovano una via d'espressione tramite il disegno. In questo caso il fumetto permette ad Alice di mentalizzare prima e poi "dire" la preoccupazione, la situazione di allarme e di minaccia che le provocano le parole " polipo" e "maligno" e di declinare la sua storia... a lieto fine.
Brava Alice che ha saputo, da sola nella sua cameretta, compiere un percorso elaborativo delle sue emozioni più profonde.

Il polipo maligno!

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Era il 1999 quando mi ammalai e in un certo senso mi sento un po’ la “mascotte” dell’Oncologia biellese. Il reparto era, in pratica, una camera relegata nel reparto di medicina: il primario di medicina in camicia e cravatta, con scarpe eleganti: il primario della “piccola”, ma “grande” oncologia, in jeans e scarpe da ginnastica: forse perché era necessario fare molta strada, di corsa, e le scarpe comode erano (e sono) necessarie. Il percorso è stato lungo e credo, come per tutti, non ancora terminato.

Era il 1999

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Quando mia mamma si è ammalata di cancro ho pensato che si sarebbe di nuovo lasciata andare, che non avrebbe trovato la forza di combattere e mi chiedevo se io ne avrei avuto abbastanza anche per lei. Invece ci stupì dimostrando una voglia di vivere inaspettata e infondendo anche a noi il suo coraggio. E’ diventata la protagonista della sua storia riscattandosi da tutti quegli anni tremendi e ha continuato a cantare e a ridere di sé fino a pochi istanti prima di lasciarci.

Noi siamo stati i suoi compagni di viaggio, un viaggio lungo, difficile e faticoso. Ogni tanto, quando non poteva farne a meno, si appoggiava a noi, ma cercava di non gravare troppo sulle nostre spalle.

A volte avremmo preferito prendere un’altra strada perché era terribile stare lì a vederla soffrire senza poterla aiutare, altre volte ci sentivamo privilegiati di essere con lei proprio in quel momento.

Parti di... in viaggio con mia madre!

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